Questo dispositivo, nasconde una funzionalità in grado di danneggiare irreparabilmente un computer attraverso la porta USB.
Nel panorama sempre più complesso della sicurezza informatica e dell’affidabilità hardware, emerge uno strumento tanto potente quanto controverso: l’USB Killer. Questo dispositivo, che a prima vista può sembrare una comune chiavetta USB, nasconde una funzionalità in grado di danneggiare irreparabilmente un computer attraverso la porta USB, e viene impiegato per motivi ben precisi nel settore professionale.
Cos’è un USB Killer e come opera
L’USB Killer non è un semplice dispositivo di archiviazione né un lettore di schede, ma uno strumento di diagnostica avanzata utilizzato per testare la resistenza delle apparecchiature elettroniche a picchi di tensione estremi. Nei laboratori di ricerca, nelle industrie tecnologiche e nel campo della sicurezza informatica, è fondamentale verificare che i dispositivi possiedano una robusta protezione contro sovratensioni, scariche elettrostatiche o anomalie di corrente che potrebbero compromettere dati o integrità hardware.

Il funzionamento dell’USB Killer si basa su un principio relativamente semplice ma devastante. Il dispositivo si collega alla porta USB del computer e carica internamente dei condensatori attraverso l’alimentazione fornita dalla porta stessa. Successivamente, scarica in un istante una tensione estremamente elevata, che può raggiungere fino a -220 volt, direttamente sui circuiti elettronici del dispositivo collegato. Se il computer non è dotato di adeguati sistemi di protezione dalle sovratensioni, questa scarica provocherà un danno spesso irreversibile, compromettendo la scheda madre e altri componenti critici.
Nonostante possa sembrare un attacco malevolo, l’USB Killer è principalmente un strumento diagnostico professionale. Viene utilizzato per simulare condizioni estreme ed esaminare se un hardware può sopravvivere a un sovraccarico elettrico di natura eccezionale. Non si tratta quindi di uno strumento per misurazioni precise, ma piuttosto di un test “tutto o niente” che determina la resilienza o la vulnerabilità di una porta USB e del dispositivo collegato.
L’alta potenza distruttiva dell’USB Killer lo rende un’arma a doppio taglio. Se nelle mani di tecnici esperti si rivela utile per garantire la qualità e la sicurezza dei dispositivi, in mani sbagliate può trasformarsi in un mezzo di sabotaggio rapido ed efficace. Negli ultimi anni, infatti, ci sono stati casi documentati in cui criminali o agenzie di spionaggio hanno sfruttato questi dispositivi per danneggiare infrastrutture informatiche o invalidare sistemi critici con un semplice collegamento fisico.
La portabilità e le dimensioni ridotte dell’USB Killer aumentano il rischio di un uso illecito: bastano pochi secondi per compromettere irreparabilmente un computer. Questo scenario mette in evidenza una vulnerabilità spesso sottovalutata, ovvero che una comune porta USB può diventare un veicolo per attacchi fisici diretti all’hardware.
Per questo motivo, la comunità della sicurezza informatica ribadisce con forza un principio fondamentale: mai collegare dispositivi USB di origine sconosciuta o non verificata ai propri sistemi. Questa precauzione minimizza i rischi di infezioni, furti di dati e, in casi estremi, di danni hardware irreparabili.